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Dal Cile una riflessione sulla democrazia

Stamattina,per voi che siete al freddo quattro ore di differenza ,sono stata al Cimitero di Santiago a salutare Salvador Alliende che lì è sepolto, insieme a quei pochi corpi di martiri della dittatura cilena – pochi corpi sono stati ritrovati – ma c’è un muro con migliaia di nomi, donne e uomini. Non ho mai dimenticato quell’otto di marzo del 1988 quando, insieme a quattro mie collega deputate (una è Mariapia Garavaglia) venimmo qui perché il regime-ormai agonizzante e per questo più cattivo, alla vigilia del referendum di mediazion, aveva autorizzato una festa di donne all’oratorio dei salesiani in cambio di una manifestazione solo all’interno delle mura. Naturalmente noi parlamentari avevamo trovato modo di portare dei sostegni anche economici. Ogni partito dava alla resistenza cilena (Ricardo Lagos, che poi diventò presidente socialista, come la ultima Bachelet, era il mio referente – e fu grazie al nostro addeto commerciale (l’Italia aveva ritirato l’ambasciatore ma nel giardino e tra le mura dellla nostra ambasciata avevano trovato rifugio tanti perseguitati) riuscimmo a passare senza il controllo fisico che avrebbe rivelato dentro gli slip ed i reggiseni i dolllari!!! Ma quel pomeriggio dell’otto di marzo le ragazze cilene percorsero un centinaio di metri con le mimose in mano e questo bastò per scatenare i carabineros in tenuta antisommossa che stavano agli angoli delle strade: ci chiusero dentro l’auditorium e ci buttarono il gas,di quello nervino,che blocca la respirazione: io credetti di morire tra gli urli e le lacrime di quelle ragazze, non riuscendo neppure io a respirare e svenendo. Fu un carabiniere italiano ad evitarci il carcere perché, mentre i cileni entravano in oratorio e cominciavano gli arresti, ruppe il catenaccio al portoncino del cortile dove ci stavamo ammasando, e ci caricò di peso in macchina, cosicché ci rifugiammo in ambasciata. Stamattina, di fronte alla tomba di Alliende, e al muro con i nomi di tanti eroi, mi sono sentita piccola piccola per la paura che avevo avuto, ma anche orgogliosa di aver avuto una possibilità di aiutare a recuperare la libertà e di aver portato un poco di solidarietà alle giovani cilene, condividendo con loro paura ma anche un poco di otto di marzo.

Per voi ora è già cominciato l’ultima notte del 2010. Sogni belli, come quelli che hanno fatto vincere i democratici in Cile, anche quando gli incubi della dittatura impaurivano!

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