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Serena Ragno risponde ad Arrigo Cipriani

Ospito una riflessione di Serena Ragno e la lettera aperta che ha inviato ad Arrigo Cipriani.

Non bastassero le scemenze di questi giorni, fortunatamente tacciate grazie soprattutto alla presa di posizione dell’Anpi nazionale, stamane in prima pagina de La NuovaVenezia Arrigo Cipriani nella sua periodica mini rubrica “Francobolli” ha scritto: “Giovenezza è un sogno finito ad Auschwitz. Bella ciao un sogno finito in Siberia. Ma, non c’è proprio niente di nuovo? Proporrei: “O’ sole mio”. Nemmeno finito di leggere ‘ste due righe che ho preso posizione e ho scritto al giornale una lettera aperta a Cipriani, che trovate qui a seguire. E’ bene ricordare, poi, che il famoso Harry’s Bar fu uno dei primi locali veneziani ad esporre il cartello “Qui non entrano cani ed ebrei”. Numerosi sono ancora i veneziani, non solo ebrei, a ricordarselo. Della serie: parla de manco e fa più belini. Un saluto resistente, Serena

Gent.mo dott. Cipriani,

con la sua rubrica in prima pagina della Nuova Venezia ci ha abituati a riflessioni a volte dissacranti, altre provocatorie, altre ancora eccentriche, e così via. Condivisibili o meno, comunque in genere stimolanti. Oggi crediamo sia andato sopra le righe.  Affermare che “Giovinezza  è un sogno finito ad Auschwitz” è riduttivo e che “Bella ciao un sogno finito in Siberia”  è falso. Messa così, caro Cipriani, anche lei pone entrambe le canzoni, e con esse ciò che hanno rappresentato e rappresentano tutt’ora, sullo stesso piano. Vede, Giovinezza non è morta solo in Germania, ma soprattutto in Italia. E’ morta tra le montagne, le valli e le città macchiate di sangue Partigiano, nelle soffitte, nei fienili e nelle canoniche dove Partigiani, soldati alleati ed ebrei venivano nascosti. Vede, Bella Ciao non è morta in Siberia, né da nessun’altra parte. E’ viva e vegeta. Di recente è stata persino usata dagli oppositori iraniani al governo di Ahmadinejad. Citare, poi, la Siberia, sottende un’idea errata che Bella Ciao fosse un canto sovietico o, comunque, comunista. E con esso, la lotta di Liberazione tutta, visto che ne è la colonna sonora. Oltre che essere falso è pure ingeneroso per quelle migliaia di donne e uomini della Resistenza che avevano altre sensibilità politiche. Non so se sa che l’unico inno partigiano davvero cantato più o meno in tutto il Paese era Fischia il vento, ma poiché, quello si, aveva una precisa connotazione politica (faceva riferimento alla “rossa bandiera” e al “sol dell’avvenir”) cara alle brigate di ispirazione socialista e comunista, nel dopoguerra – quindi postumo – sull’aria di una canzone delle mondine venne creato l’inno per eccellenza della Resistenza italiana, che potesse rappresentare davvero tutti. Quell’inno è proprio Bella Ciao. Canto di libertà e perciò sempre vivo.

Con cordialità,

Serena Ragno – Segretaria Anpi Venezia

Tags: temi caldi

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