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Documento per delineare posizione congressuale

Carissimi, è da tempo che non ci sentiamo!
Prima che qualcuno possa pensare che non ci piace più parlare di politica, desidero che leggiate questa lettera aperta. L’ho scritta , in verità, a più mani, nel senso che in parecchi abbiamo riflettuto su cosa scrivere e come. Questo è un primo risultato.
Spero di ricevere commenti e aprire un dibattito con tutti voi.
Laura

La situazione del PD veneziano si può paragonare, utilizzando terminologia medica, al paziente in prognosi riservata ricoverato in rianimazione.

L’appello congressuale si delinea come richiesta di “quieta non movere” da parte dei gruppi dirigenti, impegnati solo a garantire la successione a se stessi o se stessi, anche attraverso il riconoscimento degli errori, ma proponendo l’ineluttabilità del fato, le corresponsabilità nel declino, l’assenza di alternativa

Un congresso unitario, basato sulla logica dell’esistenza (primum vivere, deinde philosophari) sulla necessità di tenere tutto (anche gli errori politici) e tutti (anche se di posizioni incompatibili); insomma dentro una barca che galleggia male e non ha rotte da seguire.

Così si delinea un congresso bugiardo, che mira a sistemare e non a risolvere, mira a perpetuare e non rinnovare.

Invece e di cambiamento e di chiarezza che ha bisogno il PD veneziano, di rinnovamento di idee e di persone idee e fatti e di trasparenza che fanno male perché incidono.

Si sta proponendo (è sicuramente qualcosa più concreta della percezione) per linee interne e sottotraccia, l’idea di un congresso unitario, costringendo  le diverse opinioni, e attuali diverse posizioni, alla solita logica: o si accetta l’unità o si diventa nemici del Partito, colpevoli di voler la distruzione di quello che resta della cosiddetta “gioiosa macchina”.

Mentre i circoli si riuniscono ed indicano (vedi circolo di Castello) soluzioni diverse, invocano cambiamenti e guide diverse, l’azione politica/amministrativa è da mesi ferma e le ultime riunioni degli organismi sono risultate, a dir poco, sconcertanti.

L’azione di presenza del PD in città è debole: lo si sente, lo si capisce, lo si misura, anche da parte degli altri soggetti politici.

La riflessione sulla gestione dei temi dell’Amministrazione, sulle originalità del pensiero del PD, non c’è da mesi ed oggi parliamo di un tesoriere provinciale, di una presidentessa dell’assemblea comunale che si sono dimessi e di un segretario comunale che si è anche lui dimesso davanti all’Esecutivo mentre non viene riunita nessuna Assemblea.

Il segretario provinciale, diventato Consigliere comunale, di fatto svolge anche funzioni di coordinatore cittadino (ad esempio, rappresentando il Partito veneziano negli incontri/trattative con il Sindaco!) mentre la situazione politica del PD nella provincia è di un partito desaparecido – come hanno dimostrano le recenti elezioni amministrative.

E’ ben vero che le responsabilità sono di tutti ma è anche vero che ammetterli non significa il solito “mal comune mezzo gaudio” e, soprattutto, non significa che qualcuno non porti maggiore responsabilità rispetto ad altri.

Non ci stiamo alla politica dello struzzo è intollerabile ed intollerabile è che si delegittimino  coloro che vogliono parlare di tutto questo, e che, partendo da un’analisi dura, cercano di non essere medici pietosi ma di affrontare le difficoltà e di superarle.

Abbiamo con sensibilità, con coerenza, cercato,  sempre dentro il PD, di essere teste presenti e voci chiare.

Non accettiamo che le nostre posizioni anche critiche vengano strumentalmente tacciate di disfattismo e di attacco all’attuale Amministrazione. Abbiamo svolto le primarie secondo le regole; abbiamo lavorato nel PD e con il PD, siamo grazie a questo lavoro una presenza importante  in Consiglio comunale e grazie  questo lavoro abbiamo contribuito lealmente e concretamente alla vittoria del Sindaco Orsoni e del centrosinistra; con questo lavoro abbiamo valorizzato il risultato del PD.

Abbiamo seguito la formazione della Giunta e rispettato le volontà del Sindaco senza produrre, (se non nel corso dell’unica Direzione che si è tenuta) critiche alla manifesta assenza di linee programmatiche originali del PD, di spinte e di propulsione, di semplice coordinamento.

Oggi sono esattamente tre mesi dalle votazioni e di questi tre mesi cosa c’è del PD?

Dove, quando, chi, ha potuto riflettere sulla ovvia, scontata, realtà politica cambiata rispetto alla precedente?

Il PD di Venezia è pur sempre il Partito di maggioranza relativa, ma il suo gruppo consiliare, composto da 17 Consiglieri, è disunito e presenta al proprio interno individualità che hanno già dichiarato di voler mantenere “le mani libere”.

Nessun calcolo numerico può sostituire, l’azione del maggior Partito in seno alla coalizione.

L’unica evidenza è la divisione che ci contraddistingue rispetto ad altre forze politiche: non siamo neppure in grado di rappresentare unitariamente le nostre “idee sulla governance – andiamo a trattare per correnti!!

Queste osservazioni, che fatalmente diventeranno pubbliche, hanno il preciso scopo di far svegliare il PD veneziano – aprendo finalmente un dibattito politico sulle gestione e sul futuro del nostro Partito – nessuno pensi a lesa maestà o, peggio, a far desistere dalla volontà di appartenenza al PD quanti sottoscrivono questa lettera aperta; c’è solo l’esigenza di aprire finalmente un dibattito serio e trasparente sulla gestione e sul futuro del nostro Partito.

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Schweinderl